4. Letteratura risorgimentale (Marilena)

Un rapido raffronto tra letteratura risorgimentale italiana e letteratura inglese

Un rapido raffronto tra letteratura risorgimentale italiana e letteratura inglese

 

In Inghilterra, l’Italianate fashion che aveva catturato il pubblico negli anni ’30 dell’Ottocento proseguiva, nonostante i lettori, sia italiani che stranieri, fossero ormai stanchi di romanzi a sfondo medievale e rinascimentale, come il famosissimo Ivanoe di Sir Walter Scott. Nella prima metà dell’Ottocento lo scopo della narrativa italiana era quello di educare il pubblico tramite la rievocazione di un’Italia eroica e valorosi personaggi storici, ma verso gli anni ’50 avviene un sorta di evoluzione e passaggio al romanzo storico cosiddetto “contemporaneo”, dove entrano in gioco le problematiche risorgimentali attuali delle istituzioni italiane con risvolti sociali, che presentano una realtà del Paese a molti ignota.

 

Siamo negli anni delle profonde ideologie patriottiche tese a sconvolgere l’assetto dell’Italia, dalle idee repubblicane, democratiche e unitarie di Giuseppe Mazzini, con i moti del 1830-1831, a quelli falliti del ’34, con conseguente esilio del patriota genovese. Quest’ultimo, trasferitosi in Inghilterra nel 1837, ha avuto però il grande merito di portare l’Inghilterra a simpatizzare per l’Italia, sensibilizzandola notevolmente sul bisogno di unità del Paese, malgrado non fosse pronta ad intervenire attivamente per un suo troppo evidente e tradizionale isolazionismo. Seguono i moti  del ’48, con la sconfitta di Novara del 23 marzo ’49 e conseguente armistizio tra Italia e Austria. Importante fu lo scontro ideologico con il papa Pio IX, che da un quasi certo appoggio alla causa nazionale passa ad una posizione antitetica, facendo finire con numerose esecuzioni capitali la Repubblica Romana del 1849. Gli anni ’50 vedono le leggi Siccardi, la guerra di Crimea del 1854 e la successiva delusione di Cavour per la perdita di Nizza e la Savoia, cedute dal re Vittorio Emanuele II alla Francia di Napoleone III dopo la seconda guerra d’Indipendenza del ’59. Per arrivare infine agli anni ’60, con l’inizio della Questione Romana, e il 5 maggio 1860 che vede la Spedizione dei Mille dallo scoglio di Quarto.

 

Già Mazzini nel suo saggio Italian Literature since 1830, pubblicato su “The London and Westminster Review” nell’ottobre del 1838, aveva espresso un bisogno di rinnovamento nella nostra letteratura, i cui risvolti romantici e fantastici non potevano più intercettare le problematiche del tempo presente. Da romanzi di linea cattolico-manzoniana, come Ettore Fieramosca (1833) e Marco Visconti (1834), e romanzi di linea democratica, come La battaglia di Benevento (1828) e L’assedio di Firenze (1836), si passa a romanzi di contenuto storico contemporaneo, a cui diede avvio Giuseppe Rovani con Cento anni, uscito a puntate sulla “Gazzetta di Milano” tra il 1857 e il 1864. E proprio Rovani sottolineava la caratteristica principale dei romanzi romantico-risorgimentali, che avevano il chiaro intento di portare il lettore ad evadere dalla realtà verso un passato remoto, contrariamente alla narrativa risorgimentale della seconda metà dell’Ottocento, che doveva calare il lettore nella più viva e talvolta cruda realtà.

La letteratura risorgimentale è rappresentata anche dalla memorialistica, e proprio a questo filone letterario si collega Giovanni Ruffini con Lorenzo Benoni del 1853, romanzo debitore alle Mie Prigioni di Silvio Pellico, del 1832, antesignano per eccellenza del libro di memorie di questo periodo. E non è un caso che gli autori di questi romanzi siano esuli, carcerati o proscritti, cioè coloro che meglio potevano rappresentare la lotta politica e il disagio del momento storico a cui appartenevano, scrivendo la loro testimonianza per il nuovo pubblico borghese, il principale veicolo delle idee politico-patriottiche.

Tra i romanzi principali di questo genere ricordiamo Le memorie di Francesco Domenico Guerrazzi scritte da lui medesimo (scritte nel 1833 nel carcere di Portoferraio e pubblicate postume nel 1899), Il manoscritto di un prigioniero (1833) di Carlo Bini, I miei ricordi di Massimo D’Azeglio (1866) e Le ricordanze della mia vita di Luigi Settembrini (1879-1880), per citare solo le maggiori. Si richiamano a questa complessa categoria Le Confessioni d’un Italiano (scritte tra il 1857 e il 1858 ma pubblicate postume nel 1867), nonostante sotto quest’autobiografia non si celi la vera vita d’Ippolito Nievo.

Lo scopo di questa letteratura era insomma quello di coinvolgere emotivamente il pubblico italiano e straniero negli avvenimenti ad esso contemporanei e renderlo attivamente partecipe, facendo insomma attività di propaganda politica.

La nostra letteratura prenderà spunto anche da Charlotte Brontë, con il suo più famoso romanzo Jane Eyre uscito nel 1847, dove sono i canoni classici del romanzo di formazione a far da padrone in un romanzo come il Lorenzo Benoni di Giovanni Ruffini (1853), e di cui sarà impregnata tutta la nostra letteratura di metà Ottocento, con l’aggiunta di un certo «gusto pedagogico» dal 1855 in avanti.

Ma negli anni ’60 l’Inghilterra si richiudeva nel suo insularismo, facendo fiorire una nuova generazione di scrittori e poeti, quale Alfred Tennyson, “poeta laureato” e scrittore di testi classici e mitologici come Ulysses e Tithonus pubblicati nel 1842, e Idyllis of the king del 1895, e facendo tramontare la vecchia generazione di Byron, Shelley e Keats. Fioriva il “sensation novel”, il romanzo dalla trama oscura e complicata ispirata a fatti di cronaca nera, con il suo plot articolato il cui scopo era quello di avvincere i lettori, e che prevedeva delitti che venivano sciolti con la soluzione del caso.[1]

I personaggi della letteratura risorgimentale italiana di questi anni, come i personaggi ruffiniani e il Carlino Altoviti di Nievo per citarne alcuni, sono profondamente cambiati, e come osserva Edoardo Villa, «la riflessione scava nell’io e non trova più degli eroi, solo creature che soffrono, colpevoli o meno… Al dramma corale simboleggiato in un io eroico succede la crisi personale, poco esaltante per perplessità e cedimenti, ma certo più autentica».[2]

 

Marilena


[1] Esponenti maggiori furono Wilkie Collins con The Woman in White del 1860, Ellen Wood con East Lynne del 1861 e Mary Braddon con Lady Audrey’s Secret del 1862.

[2] E. Villa, Giovanni Ruffini narratore, in E. Villa, I mercanti e le parole. Letteratura in Liguria, Genova, La Quercia Edizioni, 1983, pp. 91-133, in particolare p. 114.