“Intervita” per le donne

10/03/2014

Termina oggi la campagna promossa da Intervita ONLUS (organizzazione senza fine di lucro che opera in Italia, Asia, America Latina, Africa a supporto dell’infanzia, delle donne e delle comunità locali) per il sostegno e la realizzazione di sportelli di accoglienza per le vittime di violenza nel Pronto Soccorso di aziende ospedaliere italiane. Per chi volesse, è possibile donare 2 euro inviando un sms al 45508 da cellulari Tim, Vodafone, Wind,Tre, Poste mobile, Coopvoce, Noverca, Telecom, Infostrada, Fastweb, Teletu, TWT.

Dal 14 febbraio all’8 marzo, inoltre, Intervita ha presentato, nelle piazze di 14 capoluoghi italiani, i risultati di  un’indagine condotta dalla ONG sui costi economici e sociali della violenza contro le donne in Italia, dal titolo “Quanto costa il silenzio?”, accompagnata da incontri con istituzioni e associazioni locali per un confronto sulle buone pratiche di intervento e l’individuazione di misure concrete per il contrasto alla violenza di genere.

L’ indagine di Intervita, che ha visto la partecipazione di economisti, demografi, sociologi, ricercatori afferenti a diverse università,  istituti di ricerca ed aziende italiane (Università Bocconi, Università Cattolica di Piacenza, Università della Calabria, Università di Padova, Università di Sassari, Cnr, Ipsos, Istat ), è la prima indagine in Italia di questo tipo e poggia su due considerazioni:  la prima, preliminare, è che la violenza contro le donne è una violazione dei diritti della persona e come tale va combattuta e che l’intervento pubblico per contrastarla, costi economici a parte, trova una sua intrinseca giustificazione in ragioni di ordine umano, civile e sociale, la seconda considerazione, invece, è di ordine economico e si basa sulla valutazione della necessità di un aumento della spesa in prevenzione (attualmente  6,3 milioni di Euro) per ottenere un netto risparmio rispetto a quanto il sistema pubblico spende una volta che la violenza è stata attuata (ad oggi quasi 17 miliardi di euro) .  Lo studio, presentato alla conferenza stampa del 21 novembre 2013 a Roma e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità,  porta alla ribalta le cifre di un fenomeno  strutturale che in Italia ha raggiunto dimensioni tali da essere considerato emergenza sociale:  1.773.324.085 € i “costi monetari diretti ” (costi sanitari, di consulenza psicologica e farmaci, costi giudiziari, per le spese legali e per l’ordine pubblico, costi dei servizi sociali dei comuni e dei centri antiviolenza), 604.103.835 € gli “effetti moltiplicatori economici” (costi del lavoro per mancata produttività, include i costi che il datore di lavoro deve sostenere per la malattia, sostituzione e selezione di un sostituto della vittima, il costo per lo stato, derivante dalla diminuita capacità retributiva di chi ha subito violenza e per la collettività in generale decurtata degli output del lavoro delle donne), 14.342.112.410 € i “costi non monetari ed effetti moltiplicatori sociali” (costi derivanti dai danni emotivi ed esistenziali arrecati alla persona), per un totale di 16.7 miliardi di Euro.

Infine,  in assenza di una definizione unica e condivisa di “violenza contro le donne”, Intervita adotta e  riporta quella che compare nella Convenzione di Istambul (varata dal Consiglio d’Europa l’11 maggio 2011 per l’eliminazione della violenza contro le donne in area europea): “ una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata”.

Francesca

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